Stripes Coop. Soc. Onlus
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Progetto MaryPoppins

01/05/2016

Vuoi qualifi carti per lavorare con i bambini e far parte dell’Albo Baby Sitter di Rho?

01/05/2016
Progetto MaryPoppins

 

Le Parrocchie di Rho, Stripes Coop Onlus ed il Comune di Rho, invitano tutte le persone interessate a partecipare al progetto Mary Poppins

“Mary Poppins” è un’azione che fa parte del progetto “Una mano alle famiglie” presentato al Bilancio Partecipativo del Comune di Rho.

La FINALITA’ e quella di conciliare la domanda e l’offerta rispetto al bisogno delle famiglie di trovare delle persone amabili e preparate che possano prendersi cura dei bambini. 

A CHI E’ RIVOLTO: 

a tutti coloro che vogliono qualificarsi ed acquisire competenze nell’ambito della prima infanzia al fine di far parte dell’Albo Baby Sitter di Rho

IN COSA CONSISTE “MARY POPPINS”: 

dopo un colloquio motivazionale ed attitudinale per valutare l’idoneità al lavoro con bambini e famiglie, le persone selezionate parteciperanno ad un percorso formativo di 20 ore comprensivo di tirocinio presso i servizi per l’infanzia. A termine dell’esperienza formativa è previsto un test di verifica sulle competenze acquisite. I corsisti ritenuti idonei verranno inseriti nell’elenco che costituirà l’Albo per Baby Sitter che verrà promosso e sponsorizzato a livello Comunale nella città di Rho per le famiglie interessate. La partecipazione al progetto è interamente gratuita.

REQUISITI DI PARTECIPAZIONE:

al progetto Mary Poppins possono partecipare tutti coloro che: hanno cittadinanza italiana, UE o in possesso di regolare permesso di soggiorno, hanno più di 18 anni, sono in possesso di un diploma di scuola secondaria di primo grado (terza media), hanno una buona conoscenza della lingua italiana.

Scarica Presentazione del progetto

Scarica Scheda di iscrizione

Scarica Istruzioni

Open Day Asili Nido Comune di Rho

02/04/2016

02/04/2016
Open Day Asili Nido Comune di Rho

COMUNICAZIONE ISEE NIDO RHO 2015/2016

03/09/2015

03/09/2015
COMUNICAZIONE ISEE NIDO RHO 2015/2016

 Alle famiglie

Dei/delle bambini/e

Frequentanti l’ASILO NIDO

SERVIZIO ASILO NIDO COMUNALE: APPLICAZIONE DELLA RIDUZIONE TARIFFARIA

ANNO EDUCATIVO 2015/2016

Si comunica che l’Amministrazione Comunale, con deliberazione di G.C. n. 117 del 19/05/2015, ha stabilito di confermare la validità dell’ISEE presentato per l’applicazione della tariffa ridotta nell’anno educativo 2014/2015 anche per il successivo anno 2015/2016.

Pertanto coloro che hanno usufruito dell’agevolazione tariffaria nel corso dello scorso anno educativo non sono tenuti a presentare una nuova certificazione. Nel caso in cui gli utenti presentassero comunque una nuova documentazione, la stessa sarà presa in considerazione se vantaggiosa per gli utenti stessi. In caso contrario verrà mantenuta quella precedentemente presentata.

Coloro che invece non hanno usufruito dell’agevolazione ed intendono richiederla per l’anno educativo 2015/2016, dovranno presentare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) elaborata sulla base delle nuove disposizioni normative.

COMUNICAZIONE_ISEE_NIDO.pdf

Vai alla pagina della modulistica

 

Il Pane e Le Rose

17/07/2015

17/07/2015
Il Pane e Le Rose

Eredità

25/03/2015

Sillabario Pedagogiko

Le cose non rimangono mai uguali, le cose non rimangono mai intatte. Tutto scorre, fluisce, muta, finisce.

La vita lo insegna: eppur si muore.

25/03/2015
Eredità

Sillabario Pedagogiko

Le cose non rimangono mai uguali, le cose non rimangono mai intatte. Tutto scorre, fluisce, muta, finisce.

La vita lo insegna: eppur si muore.

Lo sguardo clinico sulla vita, sul vivente, ancora prima di ogni visione nosografica, indica che ogni vita è segnata da una continua morte: se non si comprende questo rapporto strutturale, tra la vita e le morti che la punteggiano, difficilmente si potrà comprendere il senso e il significato della vita stessa. E non solo della vita dei corpi, ma anche quella dell’essere umano, delle cose stesse. La morte segna un passaggio, anche un passaggio di “cose”, materiali e immateriali, organiche e inorganiche, riconoscibili e non riconosciute. In questo passaggio, che in realtà segna quasi ogni momento della vita di ognuno, si incontra la questione dell’eredità e l’esperienza dell’ereditare.

I protagonisti dell’eredità devono essere disposti a veder mutare quello che passa.

Questa restituzione coincide con il momento in cui chi riceve riconsidera il valore di ciò che riceve, ma ancor di più riconsidera il valore della trasmissione stessa. Ciò che di sostanziale passa, quando c’è un’eredità, quando siamo in presenza di una trasmissione di conoscenze, di competenze, anche in senso economico, non è soltanto ciò che l’altro ci invita a custodire, ci insegna o costringe a fare, ma soprattutto qualcosa che è dell’ordine simbolico, che è la posta segreta dell’eredità, cioè ci passa un certo sentimento dell’esistenza, di quello che deve sopravvivere nella trasmissione.

Questo tratto, che potremmo chiamare “restituzione”, come ha suggerito di recente Francesco Stoppa, è invisibile e indicibile per chi passa il testimone. Forse per questo sopravvive. È in questo “di più” che viene trasmesso ed ereditato insieme alle “cose”, nello stesso momento in cui le “cose” ci raggiungono, che si svela un certo modo dell’essere formati a essere umani.

Si rivela qualcosa e qualcosa ci è rivelato da chi ci ha generato come genitore, da chi ci ha insegnato come maestro, da chi ci ha incontrato, anche professionalmente, come mèntore. Ognuno di noi, pedagogicamente, è continuamente generati: non si tratta, ovviamente, solo della generazione biologica, ma nasciamo, non solo professionalmente, più di una volta, grazie a qualcun’altro che si occupa di questa generazione, che prepara e attende questo passaggio.

Quello che si rivela nell’esperienza viva della trasmissione è un modo singolare di amare ciò che si fa e di amarci in quello che si fa. Per questo la relazione dell’apprendistato può essere così significativa, come modello formativo, perché riguarda il valore stesso della trasmissione. Perché dovremmo prendere questa eredità e trasmetterla a nostra volta, se non perché sentiamo la pulsazione di questo sentimento dell’esistenza, che riguarda qualcosa che non è coincidente con l’altro, che riguarda qualcos’altro e che potremmo chiamare oggetto d’amore (formativo)?

Da un punto di vista pedagogico credo che un modo di comprendere questa eredità dei saperi riguardi la possibilità di riannodare il mondo della vita e il mondo della formazione. Il mondo della vita e il mondo della formazione costruiscono un nodo essenziale della nostra esperienza e questo nodo va tematizzato da un punto di vista pedagogico, va elaborato in modo che faccia segno di qualcosa che è solo nostro, che riguarda il modo in cui noi abitiamo la relazione formativa. Quindi si tratterà di comprendere il nodo che indica quel “di più” che distingue, che rende accessibile e più contattabile il “chiasmo” – questo termine è stato introdotto da Angelo Franza nel discorso pedagogico – che mette in figura i modi in cui siamo stati formati e quelli che stanno alla base di come formiamo. Se non mettiamo in relazione queste due esperienze, difficilmente potremo capire come ci troviamo e ritoroviamo nell’evento dell’incontro che ogni situazione formativa genera. E, ancor meno, potremo comprendere cosa e come ereditiamo.

La comprensione di come si annodano queste due dimensioni, il mondo della vita e il mondo della formazione, diventa un punto irreversibile della propria learning biography se lo si vede nella sua autenticità, nella sua unicità, da cui ogni nostro gesto formativo, ogni nostro gesto di trasmissione, non potrà che ripartire, perché fa segno di qualcosa che è singolarmente nostro. Dice come il sapere si è singolarizzato e soggettivato in noi e attraverso di noi.

Come si può interpretare la questione dell’eredità, della trasmissione di conoscenze e competenze in una prospettiva pedagogica?

L’insegnamento può essere considerato, oggi più di vent’anni fa, il paradigma della testimonianza. Perché si testimonia attraverso di esso, non solo a scuola. Da una parte c’è il passaggio dei contenuti, ma anche del sentimento esistenziale che dà sostanza a questa trasmissione. C’è, però, qualcos’altro che riguarda squisitamente il pedagogico nella questione dell’eredità: è qualcosa che richiede una traduzione formativa.

Se ogni eredità parte da una fine, io parto da “La fine della pedagogia nella cultura contemporanea”. Così si intitolava un ciclo di incontri organizzato da Riccardo Massa, presso la Casa della Cultura di Milano quasi trent’anni fa, in cui si metteva a tema la squalifica di quel campo di sapere antichissimo, rappresentato dalla Pedagogia. Già allora Massa diceva che questo sapere era completamente svalutato da una molteplicità, da una congerie forsennata di discorsi sull’educazione, sulla formazione, sull’istruzione.

Quale eredità inaugura quello spazio in cui noi cerchiamo di ripensare questa fine della pedagogia? La fine, non la morte. Non si può che partire da questo, scriveva Massa nelle conclusioni del testo che raccoglieva gli esiti di quegli incontri pubblici: «occorre affrontare congiuntamente almeno tre questioni (quelle che sostanzialmente non hanno permesso alla pedagogia tradizionale di avere buon conto nella cultura): qual è il luogo, qual è il pubblico e quindi qual è il linguaggio di una nuova possibile pedagogia?».

Quel testo finiva con questa domanda. Io cerco di ereditare questa domanda insieme a quella che Franza, dalla sua prospettiva, già anni prima aveva rivolto al sapere pedagogico interrogando il problema della conoscenza che struttura questo sapere “speciale” che, spesso poco considerato, va al cuore della fondazione delle scienze umane.

Ogni eredità è inaugurata da una fine, ma non si tratta solo di continuare, piuttosto di essere testimoni di una fine come sintomo di qualcosa. In questo modo, dal tentativo di trovare un nuovo linguaggio pedagogico, all’altezza dei tempi che viviamo, delle qualità specifiche della nostra esperienza condivisa, noi potremo demitizzare anche i falsi discorsi, dominanti e spesso corrivi, della pedagogia e della formazione odierna.

Bisogna attuare un tradimento, un tradimento anche dell’eredità in un certo senso. Non c’è eredità senza tradimento. Un tradimento come quello che viene operato in una buona traduzione.

C’è una forte analogia tra l’esperienza pratica del tradurre e l’esperienza formativa. Io credo che il compito pedagogico oggi debba riguardare una traduzione formativa, i modi in cui siamo capaci o incapaci di tradurre l’esperienza.

Si tratta di rinunciare al sogno di una traduzione perfetta, in cui il sapere non viene toccato, in cui si fa il sogno di tradurre perfettamente il messaggio iniziale in un’altra lingua. Quante volte nella letteratura, nei testi, il ritornello è: “Parliamo lingue diverse”, come si dicono spesso reciprocamente genitori e figli. Allora si tratta di prendersi la responsabilità di questa traduzione, di dare corpo a questa traduzione, e quindi di assumersi la sua infedeltà. Nella traduzione emerge il problema della fedeltà e del tradimento. Ogni traduzione è già una ritraduzione. Nel passaggio dall’orale allo scritto, diceva già Platone, la questione è che lo scritto non dà la versione di ciò che si pensa, ma semplicemente fornisce una forma di stabilizzazione del pensiero.

La traduzione è vicina all’ordine della testimonianza perché per tradurre bisogna avere fiducia in qualcosa, fiducia nel testo di partenza, fiducia nel lettore futuro, che in qualche modo deve abbeverarsi a questa traduzione. Diceva Walter Benjamin che senza traduzione non c’è sopravvivenza. Se i testi sacri non fossero stati tradotti e quindi desacralizzati non sarebbe sopravvissuto quasi nulla della nostra cultura. E allora la traduzione formativa è una figura dell’incontro. È la figura dell’incontro con lo straniero, con l’altro che non capisce la mia lingua, con chi deve imparare quello che io so. Ogni traduzione non può che generare un sapere aperto, perché ogni traduzione costruisce una variazione, ricerca il significato, non parte da un significato già istituito. È in questo senso che l’analogia tra traduzione e formazione diventa significativa, perché la traduzione è una mediazione etico-pratica. Chi forma è un mediatore e l’eredità non può che passare attraverso questa mediazione. La trasmissione è consentita da questo tradimento del testo iniziale, del sapere di partenza e di ciò che io credo di sapere.

Perché solo se io sono disposto, come avviene nella traduzione, a scoprire un “di più” mentre traduco qualcosa che non conoscevo anche della mia lingua di provenienza, se sono capace di tollerare l’estraneo che c’è nel mio sapere, quindi un modo differente di relazionarmi con ciò che credo di sapere, passa qualcosa. Lì si crea lo spazio per l’altro, lo spazio dell’ospite, scriveva Paul Ricœur.

La formazione come traduzione è efficace solo se il lavoro del lutto e il lavoro del ricordo non vengono separati. Cerchiamo di imparare forsennatamente nuove procedure, nuovi modi di comprendere l’esperienza, ma meno spesso teniamo conto di tutto quello che abbiamo alle spalle, di quello che ha significato in termini di valore umano di quel sapere che ci ha formati, accettandone anche le zone d’ombra, gli effetti di opacità che ha generato nel tessuto della nostra esperienza soggettivata.

Se si è disposti a vedere ciò che ancora non si è visto nel proprio sapere si è disposti a consentire la traduzione formativa. Ossia a mettere in luce la latenza di quello che sappiamo, cioè le risorse ancora inoperanti nel nostro modo di fare, che solo l’incontro con l’altro per cui devo tradurre mobilita. Poiché è solo il desiderio di tradurre che può rendere operante ciò che è latente o dorme dentro il nostro sapere e quindi può trasformarlo. Un tale desiderio può permetterci di accettarlo anche cambiato questo sapere e può permetterci di riconoscerci in quello che l’altro ci porta come suo oggetto d’amore, un oggetto inevitabilmente diverso dal nostro. Se si è disposti a tutto ciò, allora credo che il nostro compito sia assicurarci che gli effetti di queste traduzioni siano degli effetti visibili dentro le nostre vite, nelle nostre professioni. Così potranno prendere forma  nuove figure, anche figure professionali, che non possono che passare e essere attraversati da questa etica della traduzione formativa.

E, forse, nelle condizioni create dalla traduzione formativa, come sosteneva Marcel Proust, la figura risultante, come in una nostra personalissima ricerca del tempo perduto, potrebbe essere il luogo in cui la redenzione dei frammenti della nostra vita, delle esperienze formative, delle immagini convergono nello svelamento di un senso individuale. Ma proprio nella trasmissibilità di questa figura, in tutto ciò che questa figura porta a noi come eredità, potremo connetterci a un destino e a un desiderio che riguarda la storia collettiva e non più solo la nostra.

Francesco Cappa

(Per Salvatore Guida, con gratitudine)

#oltreiperimetri

26/02/2015

Dieci partner e una rete di trenta realtà locali tra Comuni, scuole, associazioni e imprese chiamate a collaborare insieme per contrastare i nuovi fenomeni della vulnerabilità sociale. La Fondazione Cariplo alla vigilia di Natale ha concesso un contributo di 1.800.000 euro a Sercop, l’Azienda speciale dei Comuni, per un lavoro triennale di riforma del welfare locale nel rhodense. Tra i partner più coinvolti il consorzio Cooperho e le sue cooperative socie, tra le quali STRIPES coop.

26/02/2015
#oltreiperimetri

Dieci partner e una rete di trenta realtà locali tra Comuni, scuole, associazioni e imprese chiamate a collaborare insieme per contrastare i nuovi fenomeni della vulnerabilità sociale. La Fondazione Cariplo alla vigilia di Natale ha concesso un contributo di 1.800.000 euro a Sercop, l’Azienda speciale dei Comuni, per un lavoro triennale di riforma del welfare locale nel rhodense. Tra i partner più coinvolti il consorzio Cooperho e le sue cooperative socie, tra le quali STRIPES coop.

Tutte le info su #oltreiperimetri

THAT’S A STRIPE(S)

03/04/2014

Il TESTO- FUMETTO A CONCORSO

03/04/2014
THAT’S A STRIPE(S)

il TESTO- FUMETTO A CONCORSO
 
Cari soci ,dipendenti o collaboratori,
quest’anno, in occasione del 25° anniversario di Stripes Coop, verrà redatto un testo indirizzato soprattutto ad un pubblico esterno, che contenga una descrizione dei servizi circostanziata e realistica , sottolineando la specificità dell'intervento di Stripes .
Una parte di questo scritto sarà illustrato a fumetti  per offrire, attraverso il disegno e la grafica, una diversa forma di linguaggio accessibile e diretta, moderna e creativa.
La volontà della direzione è di coinvolgere, in fase di stesura, il personale interessato e appassionato di fumetti e disegno invitandolo a partecipare ad un concorso interno a premi dal titolo: “that’s a Stripe(s)”.
Gli autori delle opere scelte da inserire nel testo vedranno i loro elaborati esposti alla giornata convegno che verrà organizzata in occasione del 25°anniversario, verranno nominati come illustratori all’interno del libro che verrà prodotto e il vincitore del concorso riceverà in premio un buono da spendersi presso il “Colorificio Re Cecconi “ di via Statuto a Rho o presso la “Libreria  Mondadori” di via Pomè a Rho.
 
A.     Chi può partecipare?
La partecipazione al concorso è libera, gratuita e aperta al solo personale della Stripes Coop Soc Onlus di ogni ruolo, età e funzione.
È possibile partecipare al concorso come  autori singoli  o in  gruppi compilando e presentando una domanda di iscrizione.  
B.    Dettagli sulle realizzazioni
Le illustrazioni dovranno rappresentare ed interpretare almeno 3 delle tracce di testo allegate dal titolo:
- Una giornata di “ordinaria follia” dell’educatore
- Ritratti di famiglia
- Questa sì che è formazione!!!!
- Diverso da chi??
- E vaiiii…! Si va in gara!!!
- Bambini e bambine crescono
- L’equipe: una moltitudine di pianeti in una sola galassia
- Pedagogika…ma chi l’ha mai letta??!!
 
 
Per ogni traccia suggeriamo di utilizzare un programma per pc (es: Pixton) oppure realizzare le illustrazioni su un foglio di carta di grandezza non superiore al formato A3  (29,7x 42) e incollato su una base di cartoncino nero che faccia da cornice alla tavola. Sul retro di ogni cartoncino dovrà essere riportato il titolo della traccia illustrata ed il nome dell’autore o degli autori
L’elaborato dovrà essere nuovo ed originale, prodotto con qualsiasi stile e tecnica, non necessariamente a colori. Il numero delle vignette è libero.
Le parole potranno essere incluse o no, indifferentemente sia all’interno di didascalie o di fumetti.
Non deve ledere diritti di terzi e non deve avere contenuto diffamatorio.
I concorrenti potranno porre domande, dubbi o scrivere considerazioni all’indirizzo di posta stripes@pedagogia.it 
Domande e risposte verranno rese pubbliche a tutti i partecipanti al concorso.  
C.       Destinazione delle opere. 
Il file, le tavole o  elaborati dovranno essere consegnati  e corredate della SCHEDA DI ISCRIZIONE allegata. La mancanza della stessa al momento della consegna causa l’esclusione dalla partecipazione al concorso.
I prodotti dovranno pervenire presso gli uffici di Stripes Coop, via Savio n.6 – Rho-   entro e non oltre Giovedì 22 maggio 2014
I lavori non saranno restituiti, ma verranno utilizzati all’interno dell’opera scritta e conservati nell’archivio della sede di Stripes Coop
D.      Premiazione
La giuria, formata dagli editori e scrittori del testo, nominerà un vincitore  il quale verrà premiato con un buono di 200 euro da spendersi presso il “Colorificio Re Cecconi “ di via Statuto a Rho o presso la “Libreria  Mondadori” di via Pomè a Rho. ; inoltre riceverà una pergamena e una targa celebrativa per il 25° anniversario di Stripes Coop 
La comunicazione del vincitore e delle immagini selezionate dalla giuria saranno rese note entro Mercoledì 28 maggio 2014.
Il vincitore sarà informato telefonicamente e premiato pubblicamente durante la giornata convegno.
Gli elaborati scelti verranno postati sulla pagina facebook della cooperativa ed esposti sul sito  www.stripes.it. 
 
 
Buon lavoro e buon  divertimento a tutti !!!!